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WhatsApp a pagamento? Scoppia la polemica!

WhatsApp sta diventando sempre più famosa: l’applicazione che permette di inviare messaggi (ma anche foto, note audio e video) con i propri amici sfruttando la connessione 3G e WiFi è però in questi giorni al centro di molte polemiche. Perché? Per il fatto che sia diventata a pagamento. Ma che cosa è realmente successo?

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Gli utenti che utilizzano da più di un anno questo servizio sui loro dispositivi Android, BlackBerry, Windows Phone e Nokia Symbian si sono trovati recentemente a scoprire una realtà che non avevano inizialmente considerato: dopo il primo anno di utilizzo, infatti, è necessario pagare un canone annuale per poter continuare a servirsi dell’applicazione. Si tratta di una cifra molto irrisoria, ma che ha scatenato molte polemiche.

Se da un lato c’è chi sostiene che, al prezzo di un caffè, è possibile utilizzare un servizio che permette di risparmiare (e non poco) sulla propria bolletta telefonica, altri rispondono che, gratuitamente, esistono molte altre applicazioni simili (come ChatOn). I botta e risposta sul web non sembrano terminare: chi accusa possessori di smartphone da 400 euro di essere tirchi e di non sostenere i programmi free, chi, invece, ne fa una questione di principio.

Ben altro discorso va fatto per iPhone e tutti i possessori di un melafonino: per scaricare WhatsApp direttamente dall’Apple Store, infatti, è necessario pagare inizialmente 89 centesimi di euro, per poi utilizzarlo all’infinito senza dover aggiungere altri costi.

La differenza è dovuta al fatto che ogni store virtuale dei differenti sistemi operativi mobili decide autonomamente i costi, in linea, ovviamente con app e softwarehouse.

E voi, siete pro o contro WhatsApp a pagamento? O, meglio, continuerete a utilizzarla o passerete ad altro?

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