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Sms, piccola guida “psicologica”

Quando l’sms ha “sfondato” nel mondo della comunicazione ed è sembrato ai più cattedratici sostenitori della lingua una sorta di freddo esperimento para-linguistico, miracolosamente è diventato comunicativo, quasi per reazione. Basterebbe entrare nell’archivio messaggi di un qualsiasi adolescente per capire almeno una metà dei suoi pensieri e delle sue paure. Magari incastrate tra un “tvtb” ed un “cmq”.

Alcuni abbreviano il poche parole come le frasi d’affetto, il “non”, il “perché”, il “sono”. Quando è così, la ragione è da ricercarsi in un motivo di ordine pratico, ossia l’essere breve, lo scrivere in fretta. Ma basta leggere alcuni sms per rendersi conto che tanti utilizzano abbreviazioni quasi per tutte le parole. Qui potrebbe esserci un’altra ragione, non più di senso pratico. I ragazzi che comunicano in questo modo, spesso lo fanno per creare un gergo proprio, nel quale si possano ritrovare. Essi pensano di passare attraverso il linguaggio per arrivare al legame.

Più è incomprensibile il testo, più c’è la voglia di condividere con l’altro, dando il senso di una sana “esclusione” al mondo esterno. I messaggi freddi, in italiano, li si lasciano a quelli “fuori” dalla cerchia. Su quel terreno, si torna alla scrittura semplice, solo con qualche eccezione per le parole lunghe. Vi fanno innervosire i messaggi troppo pieni di codici e quant’altro? Magari chi ve li manda vi vuole molto bene.

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