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Samsung Galaxy Gear non va bene: 1 su 3 lo restituisce

Brutta partenza per il Samsung Galaxy Gear, lo smartwatch che, presentato lo scorso settembre, non sta piacendo a gran parte degli utenti. Acquirenti che, dopo averlo provato, sono tornati in negozio per restituirlo.

I dati, innanzitutto, ci arrivano dalla famosa catena statunitense Best Buy, che ha annunciato un tasso di ritorno di ben oltre il 30%: il che significa che 3 utenti su 10, quasi un terzo delle persone che acquistano il nuovo device, lo portano indietro. Restituzioni più elevate rispetto altri punti vendita che, comunque, riportano anche loro cifre molto elevate. Ma perché viene restituito?

Forse in molti non si erano resi conto delle tante limitazioni di questo oggetto, per nulla economico (in Italia costa 299 euro), e, forse, arrivati a casa, hanno constatato la sua ristretta utilità. Da tempo si parlava di uno smartwatch, un orologio intelligente in grado di interagire con i nostri smartphone e, quindi, Galaxy Gear ha suscitato la curiosità inizialedi chi ha potuto permetterselo, magari non in abbinamento al nuovo Galaxy Note 3 con cui è stato presentato. Ben presto, però, ci si è accorti di come non riuscisse a interfacciarsi con alcuni degli altri dispositivi Samsung, delle sue non ampie possibilità di utilizzo e hanno preferito riportare in negozio il neo acquisto.

Samsung è ben conscia di queste limitazioni, e non solo sta raccogliendo i feedback degli utenti, ma anche provvedendo ad aggiornare i software di alcuni suoi prodotti più popolari come il Galaxy S3, Galaxy S4, Galaxy S4 Active o il Galaxy Note 2. Ma sono solo queste le motivazioni della restituzione del Samsung Galaxy Gear? Sembra proprio di sì, perché non sono giunte altre voci su eventuali problemi di harware o malfunzionamenti in generali.

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