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Annunciata la fine di WhatsApp

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Facebook dà e Facebook toglie. Dopo aver acquisito il gioiellino WhatsApp per una somma esorbitante, la società di Palo Alto pare voler mettere in un angolo l’app di messaggistica istantanea con una strategia che punta a far gradualmente calare l’attenzione verso WhatsApp a favore di Facebook Messenger. Questo è quello che emerge dai F8, l’annuale conferenza di Facebook che indica all’industria digitale le linee guida del futuro.

Dipendenza da Facebook: ecco i sintomi

In due giorni sono stati organizzati ben 44 eventi all’interno dei F8 ma solo uno di questi era dedicato a WhatsApp. D’altronde, nonostante sia ormai di proprietà di Facebook, WhatsApp ha ancora un’identità, un’immagine, dei valori e un brand molto forti e soprattutto differenti. E sappiamo tutti quanto conti, a certi livelli, il potere di un brand. Anche più dei soldi. Succede così che buona parte dei F8 vengano dedicati ai Messenger Bots ovvero ai messaggi di risposta automatica dell’app di Facebook per la conversazione. Questi messaggi possono essere utilizzati dalle azienda o dalle fan page per fare si che diventi immediato il feedback a un’azione come quella di prenotare un tavolo.

La morale della favola è che l’utente è pigro. Ha bisogno di velocizzare ulteriormente la comunicazione, non vuole perdere tempo ma soprattutto non vuole utilizzare tante app diverse per fare cose diverse. Ed è qui che si inserisce Facebook con lo scopo di creare un luogo dove è possibile fare tutto senza mai lasciare il recinto, senza usare altre app o link esterni (la strada intrapresa in tal senso va avanti da tempo, ricorderete gli articoli con apertura veloce su Facebook o i Live). Il nuovo Messenger di Facebook, sempre più evoluto, manderà in pensione WhatsApp che non può far altro che restare a guardare impotente, fuori dalla cerchia delle trasformazioni.

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Al momento però WhatsApp è ancora una risorsa importante. “Dentro” c’è una mole incredibile di utenti privati. Numeri importantissimi ai fini commerciali, utenti segmentabili da rivendere agli investitori pubblicitari su Facebook ma è solo un momento di transizione. Quando queste conversazioni si sposteranno in modo più massiccio altrove, su Messenger, ad esempio, le cose cambieranno.

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