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Android, le app gratuite “rubano” la nostra privacy? Il legame tra dati personali e pubblicità

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di Simone Rausi

Le app gratuite sono chiaramente quelle più scaricate dal Play Store. Si fa il download e si gioca/accede a un servizio. Niente di più facile, semplice semplice. Almeno in parte. Vi siete mai chiesti cosa ci guadagnano allora gli sviluppatori di queste applicazioni free? Inserzioni pubblicitarie verrebbe da dire. Ma se vi dicessimo che in mezzo ci sono anche i vostri dati?

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I ricercatori della Cornell University hanno analizzato circa 2000 applicazioni gratuite dal Play Store e hanno scoperto che queste sono connesse a oltre 250mila siti web. Questo vuol dire che le app in questione danno il via libera ad altri siti che, spesso, ricevono informazioni sulle abitudini d’uso degli utenti Android. Pop e up banner quindi non sarebbero casuali ma apparirebbero a determinati utenti sulla base di determinanti interessi. Un po’ come funziona con Facebook…

I ricercatori hanno precisato che non tutte le applicazioni mettono a repentaglio la privacy degli utenti ma, di fatto, se pensiamo alla dubbia provenienza delle centinaia di piattaforme a cui si appoggiano, possiamo pensare che molte di queste lo fanno. Anche l’autorevole Wired insinua il dubbio: “Quando scarichiamo dal Play Store un’app senza spendere nulla pensiamo davvero a quale sia il tornaconto di chi la propone? […] Facciamoci due domande”.

La cosa più importante da fare è non scaricare app dalla dubbia provenienza ma, soprattutto, impedire l’accesso agli account social, una vera miniera di dati sensibili e importanti. Naturalmente il pericolo si abbassa di notevole misura con le applicazioni a pagamento che limitano di molto le inserzioni pubblicitarie.

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